Il ceramista creativo

L’idea del materiale appropriato o preferenziale ha impoverito il dibattito di cosa sia l’arte fino ai nostri giorni. Dal Rinascimento in poi, l’espressione artistica è stata tradizionalmente classificata – fino agli anni 60 – come pittura, scultura e architettura. La pittura, per la maggior parte, era olio, tempera, acquarello e gouache. La scultura era sbozzatura di pietra o legno, o fabbricata o colata da vari metalli.

Ma la proscrizione dei materiali per gli artisti iniziò a dissolversi nel primo ventesimo secolo con gli impressionisti. Paul Gaugin ha sperimentato con la ceramica; Matisse ha usato carta colorata; Chagall ha fatto vasi; Picasso e altri hanno aggiunto carta da giornale, sabbia, e altri materiali alla loro arte. Come gli africani hanno fatto per secoli, anche gli Europei diventarono improvvisamente liberi di usare materiali diversi e non tradizionali per la loro espressione artistica. Dagli anni ’70 in poi, anche se gli oggetti d’arte potevano essere fatti usando i più disparati materiali, “l’arte” non poteva essere d’uso. C’è una infinità di oggetti d’arte disseminati in musei intorno al mondo che incorporano valori di utilità. Gli effetti di queste fabbricazioni sono stati duraturi e dannosi. I ceramisti hanno dovuto lottare, e devono lottare, contro questa classificazione che li relega ad essere meramente definiti “artigiani” piuttosto che artisti.

Molto dell’antagonismo fra “arte” e “artigianato creativo” è dovuto alla percezione dei valori in relazione sia ai materiali che all’intento espressivo. Negli anni la percezione di cosa costituisce arte è drammaticamente cambiata. Un grande problema è che gli artisti contemporanei non condividono universalmente la definizione di arte o di bellezza. Infatti, molti artisti al giorno d’oggi spesso creano oggetti dissociati dal concetto di bellezza. Se ci può essere una breve definizione probabilmente dovrebbe essere: la Bellezza è quello che piace ai sensi e che esalta la mente.

E mentre è vero che la ceramica d’uso possiede attributi tipici della scultura come il volume, la profondità, spazio positivo e negativo, forma e ricchezza di superficie, la ceramica d’uso non è, e non potrà mai essere, scultura.

Apprezzare un lavoro d’arte non è una cosa particolarmente difficile ma discutere d’arti visive è difficile perché gli artisti usano una linguaggio plastico per trasmettere emozioni ed idee. Gli artisti usano linee, forme, colori, disegni, superfici e immagini come il loro alfabeto. Questo rende profondamente difficile esprimere cosa sia quel profondo intuito che porta a queste espressioni.

L’arte è sempre stata, con alcune eccezioni dell’ultimo secolo, e lo è tuttora, essenzialmente la creazione della bellezza. Nonostante la discussione sostenuta dai filosofi e critici dei giorni moderni, questo concetto è sempre stato e continua ad essere la motivazione fondamentale per gli artisti.

In un oggetto d’uso in ceramica, ogni elemento visivo costituisce una voce “particolare” nell’espressione di quest’arte. Ad ogni forma, tecnica o materiale è associato un significato e conseguenti emozioni. Tondo e quadrato, liscio e ruvido, argilla bianca e argilla rossa. La porcellana, per esempio, parla di purezza, freddezza, rarità e preziosità, mentre la terracotta suggerisce una più comune matericità, calore e morbidezza.

L’ispirazione per elaborare una forma specifica proviene dal più profondo di ogni ceramista. Questo potere non può essere acquisito superficialmente ed è il seme che dà forma al fiore dell’espressione. Tutti gli oggetti d’uso ben fatti sono completi, integri e totali. E qui arriva un’altra serie di relazioni armoniose che devono entrare in gioco. Il centro dell’equilibrio, l’innestatura dei beccucci, coperchi, manici e alette sono determinanti all’uso efficiente dell’oggetto e contribuiscono alla sua bellezza.

Le varie impressioni sensoriali prodotte immediatamente in noi nell’osservare la ceramica d’uso in un primo momento ci possono far trasalire. E’ solo dopo attente considerazioni dell’orchestrazione visiva dinanzi a noi che può arrivare un barlume di conoscenza. L’inesperienza nel guardare, nel conoscere, o nel fare ci può nascondere quello che ad altri, può essere del tutto ovvio. Queste mancanze possono essere una barriera nel capire e nell’apprezzare. Vedere la ricchezza, ingegnosità e complessità nei migliori oggetti d’uso richiede sforzo e concentrazione.

Come sappiamo la differenziazione fra arte e artigianato è iniziata nel Rinascimento. Il lavoro prodotto dagli artisti era visto come unico, irripetibile e non duplicabile. In contrasto, l’oggetto d’uso di ceramica era prodotto in comunità come le corporazioni, interi villaggi o come iniziative familiari. Il successo di un vaso dipendeva dalla fusione di molte abilità individuali delle persone che foggiavano, decoravano e cuocevano il lavoro. Ma questo orientamento di divisione delle fasi del lavoro (con poche eccezioni) aiutò a promuovere lo scisma fra le espressioni d’arte e dell’artigianato. Gli effetti del protrarsi di questa differenza fondamentale fra “artista” e “artigiano” esiste ancora quando si valuta il valore estetico di un oggetto d’uso in ceramica.

Oggi viviamo in un’era dove l’arte individuale, poco influenzata dalla tradizione o conformità sociale, è la norma. E sicuramente non c’è spazio per valori utilitari che sono così inerenti all’espressione artistico/artigianale. Questo ci porta alla questione dell’educazione e dell’apprendistato per i ceramisti.

Dal momento che il sistema maestro/apprendista, nella maggior parte dei casi, non esiste più, i ceramisti ricevono la loro educazione in una università o college. Questo sistema è completamente rimosso dalla tradizione, storia, e pratiche artigianali dove l’utilità era una considerazione importante nello sviluppo della forma. I valori rappresentati nella ripetizione del lavoro nella ceramica storica in queste istituzioni non sono comunemente incoraggiati. Al contrario, il contenuto è spesso enfatizzato a scapito dell’ acquisizione di abilità. Mentre è cruciale esercitare una disciplina rigorosa allo scopo di aumentare il proprio livello di destrezza, questo non viene considerato una iniziativa particolarmente creativa. Ma l’acquisizione delle abilità accresce il potenziale espressivo che può solo essere immaginato da coloro senza quelle capacità.

Per appropriarsi di questi mezzi e raggiungere un livello dove l’intuizione può esprimersi liberamente un artigiano deve letteralmente fare una moltitudine di pezzi.

Mentre storicamente la divisione del lavoro ha contribuito all’alto livello di abilità e alla rapidità nell’apprendimento, il ceramista odierno è obbligato a diventare un esperto in tutte le fasi della produzione. Questo richiede una disciplina enorme e un grande investimento di tempo. Dal momento che solo pochi ceramisti all’università o al college hanno ricevuto una educazione di tipo tradizionale, gli aspiranti ceramisti allo scopo di perfezionare la loro formazione, devono esercitare un straordinario sforzo di disciplina.

Il ceramista creativo non ripete ciecamente, ma esplora tipi di forme specifiche in modo personale e sofisticato. Alcuni immaginano che i ceramisti fanno continuamente la stessa cosa ma in realtà ci sono così tante variazioni nel processo ceramico che è impossibile creare due oggetti con le stesse caratteristiche. L’equilibrio fra la necessaria ripetizione, per produrre forme fresche frutto di una mano abile, e gli elementi vitali che l’oggetto d’uso deve emanare, è molto precario. E questo determina se un ceramista è o non è un artista

E’ solo alla fine del processo ceramico che il ceramista può riconoscere se un pezzo incarni tutti quei elementi coerenti e formali in forma estetica eccezionale. Questo riconoscimento può solo accadere quando la porta del forno viene aperta dopo la cottura. Alcuni potrebbero suggerire che le differenze possono accadere solo ogni tanto. Ma questa apparente mancanza di distinzione può essere l’inesperienza o la mancanza di conoscenza da parte dell’osservatore. Come per tutti i tipi di intenditori, solo anni di osservazione e studio possono portare a un’abilità discriminante che può illuminare, ma qualche volta portare anche alla frustrazione poiché sono pochi i lavori d’arte che veramente soddisfano.

Il rituale ripetitivo nella produzione multipla di forme estetiche basate su un’idea semplice come la “ciotola” fa sentire la sua voce nel lavoro del ceramista creativo. Il lavoro ripetitivo contribuisce con la sua cadenza e introspezione. Essendo coinvolto con le continue leggere variazioni che si manifestano quando, lavorando con l’argilla, gli ingobbi, smalti e il forno, il ceramista giorno dopo giorno, fa suoi quei segreti normalmente nascosti in quella prima allettante esperienza della prima volta.

Tutto questo, accoppiato con quella capacità di espressione latente in fondo all’anima, ci fa capire che il lavoro ripetitivo può tradursi in lavoro artistico e che, in realtà, può resistere alla prova del tempo e può incorporare quella forza che emana ogni grande lavoro d’arte.

 

Il seguente articolo è una breve versione arbitraria dei concetti e delle idée generosamente trattate nel suo libro dall’artista/ceramista, insegnante e critico Kevin A.Hluch, autore di “The Art of Contemporary American Pottery” edito da Krause Publications.

Pietro Elia Maddalena - Loc.Bagnano 135 - 50052 Certaldo - Firenze - Italia